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Tango Nostalgia in concerto martedì 16 aprile con l'OFT

11 April 19 di Marina Maffei

Il tango è un pensiero triste che si balla, disse una volta Enrique Santos Discépolo, paroliere di Carlos Gardel, il più amato tra i cantori del tango. E come il tango è gesto e passione, non stupisce che ancor oggi, al cimitero della Chacarita di Buenos Aires, ci sia sempre qualcuno a tenere viva la tradizione di un garofano rosso all’occhiello e di una sigaretta accesa fra le dita della statua in bronzo di Gardel.

A fine Ottocento gli immigrati dall'Europa nei porti argentini del Rio de la Plata inventarono il tango per sfuggire ad una vita disperata. È una musica che canta la tristezza, ma anche la felicità, la nostalgia e la speranza, la solitudine e l'amore.

Del tango, gli Archi dell'OFT raccontano la storia più recente, attraverso le musiche generose di Astor Piazzolla.
Astor, di origini italiane, era nato a Mar del Plata nel 1921. A tre anni si trasferisce con la famiglia a New York e lì inizia a studiare musica. Il suo primo maestro fu Bela Winda, allievo di Rachmaninov, che gli diede una impostazione classica.
Ma Piazzolla ha il tango nell'anima. E proprio a New York, incontra Carlos Gardel e per lui suona il suo primo tango. Gardel, che morirà l'anno successivo, chiede a papà Piazzolla di lasciare che il figlio parta con lui in tournée a Hollywood e nel centro America. Il permesso non viene concesso, perché Astor ha solo dodici anni. Ma il destino è tracciato: Astor torna a Baires a fine anni '30 ed inizia a suonare nei cabaret.
Anni dopo, dirà di sé: “Agli inizi del '900 si suona la milonga nei postriboli di Buenos Aires... Nel 1925 arriva un tipo di tango più romantico, ed è eseguito con una formazione più ampia... Nel 1940 il tango da romantico diviene più ritmico, più ballabile... Questo è il suo periodo d'oro. Con gli anni ' 50 inizia tra i contrasti un'evoluzione che è quasi una rivoluzione, e il rivoluzionario ero io”.
Un ribelle non sempre compreso dalla sua gente, se pensiamo che Jorge Luis Borges abbandonò un suo concerto adirato per aver sentito qualcosa che, a suo dire, non era tango, o che un tassista, dopo averlo riconosciuto, si rifiutò di fargli fare la corsa.
Astor soffre ma non molla: la rivoluzione del tango è nelle sue mani.

Il risultato potete giudicarlo dai brani Oblivion, Adios Nonino, Milonga del Angel e Le Gran Tango, eseguiti dagli Archi dell'OFT con Mario Stefano Pietrodarchi al bandoneon.
In programma per "Nostalgia" anche il Concerto per archi del grande Nino Rota e il Divertimento per archi di Béla Bartòk.

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