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ASCOLTANDO RAINBOW - La recensione di Roberta Pandolfi

09 February 21 di Roberta Pandolfi

Rainbow, il secondo concerto della stagione dell'Orchestra Filarmonica di Torino trasmesso in diretta dal suo canale Youtube dal Teatro Vittoria il 9 febbraio, si apre con la suggestiva recitazione di Cristiano Falcomer del testo di Lorenzo Montanaro dedicato all'arcobaleno, emblema della pandemia: è nell’insieme dei colori che lo compongono, che gli uomini si raccolgono uniti in uno sguardo di stupore. Anche se ora il cielo è scuro, siamo invitati caldamente a credere che ci avvicineremo di nuovo gli uni gli altri, così stretti che la magica unione dei colori possa tornare a compiersi riportando il sereno. Analogamente, in sala, un cangiante gioco di luci investe il palcoscenico, in una cornice insolita ma incredibilmente vicina tanto a Vivaldi quanto a Sanson.
Se fossimo portati a pensare che l'eufonio possa emettere solo suoni gravi, lunghi e forti, Devid Ceste ci farebbe ricredere in meno di cinque minuti, stupendoci con la sua esecuzione piena di grazia del Concerto per violoncello in mi bemolle maggiore RV408 di Vivaldi, che non sembra impallidire di fronte a sua maestà il violoncello.
Se avessimo ancora qualche riserva sulle potenzialità virtuosistiche dell'eufonio, il Concerto di Ponchielli op.155 per flicorno basso e banda, fugherebbe ogni dubbio. Il brano, eseguito nell'orchestrazione per archi a cura di Devid Ceste, è scritto nella migliore tradizione romantica dei concerti solistici che molto chiedono agli esecutori in termini strumentali. Ceste dà prova di grande abilità, accompagnato al meglio dagli Archi di OFT, diretti da un sempre attentissimo Sergio Lamberto. Conclude la sezione solistica la prima esecuzione assoluta di Sarabanda e saltarello per eufonio e orchestra d'archi di Davide Sanson. Convincente nella forma e nella fine interpretazione di Ceste, è permeato di sonorità moderne e avvolgenti, poco inclini all'asprezza se non quando giustificata da un crescendo musicale o un momento di particolare tensione. Brano sicuramente votato a mettere in risalto la cantabilità dello strumento solista nella Sarabanda, e il virtuosismo nel breve ma intenso Saltarello, che strizza abilmente l'occhio allo stile grottesco in voga nella prima metà del secolo scorso.
Dopo aver servito egregiamente il solista, è con l'esecuzione del brano conclusivo, il celebre Quintetto n.2 op 77 di Dvořák qui proposto in versione orchestrale, che gli Archi di OFT esprimono pienamente loro stessi con una interpretazione pregevole, piena di tensione emotiva e concertata impeccabilmente da Sergio Lamberto.
Dvořák si posiziona idealmente alla fine dell' arcobaleno, quel punto nel cielo dove i colori sfumano e l'arco si tuffa nell'azzurro, lasciandoci liberi di immaginare ogni possibile seguito felice.

Roberta Pandolfi

In collaborazione con la Scuola di Specializzazione post laurea in Beni Musicali dell’Accademia di Musica di Pinerolo.

 

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